mercoledì 26 settembre 2012

Distruzione

quel sapore metallico di sangue che gli permeava la bocca arsa dalla fatica, lo faceva stranamente sentire potente e vivo. quelle mani tagliate, da tanto che le dita si stringevano a pugno, mentre correva con il corpo in avanti, nel buio. solo la luce dei lampioni, e di quelle poche auto che interrompevano a tratti il silenzio di una città addormentata, o forse animata soltanto da solitudine nei propri pensieri.
pensare a quanto tutto questo facesse schifo. l'invidia. il tradimento. la falsità. di una vita spesa male. governata dall'illusione di volersi sentire davvero parte di qualcosa, di essere autentici, di vivere un'esistenza che fosse vera. un'esistenza da ricordare anche dopo che gli occhi si fossero chiusi per sempre. un goffo teatro invece, di coloro che vendono la propria libertà per comprare sicurezza, annichiliti dalla malattia di questa società, che ci tiene schiavi nell'indifferenza e nel volere sempre di più, come vermi che scavano nella carcassa di quello che non è più, di quello che originariamente era, la vera libertà, l'istinto primordiale di sentirsi respirare in una distesa infinita.
il Signor V. non era da meno, lasciatosi soggiogare tempo fa da quella inutilità di usi e costumi, proprio lui che avrebbe voluto infrangersi contro tali onde di fango, si stava facendo cullare in questa marcia prigione liquida, affogando lentamente. spurgare odio. verso tutti. verso se stesso. sentire quel sentimento trasformarsi in un diavolo nero impazzito, che usciva scorticandoli la schiena dall'interno.
chiunque avesse avuto conoscenza di lui e ne avesse apprezzato le sue fantomatiche doti, si sbagliava. l'errore di non essersi accorti di quanto male ci fosse in lui, di quanta melma putrida alimentata da un desiderio malsano di rivendicazione. per anni aveva pensato che chi avesse ricevuto il dono della sua conoscenza dovesse sentirsi privilegiato, per chissà quale virtù che gli veniva offerta, pronta da godere, senza dover niente in cambio. tutti i fili tesi, ora era finalmente giunto il momento di reciderli tutti, strappare le vene dalle braccia con dita sporche, sentire il freddo sui polsi. distruggere. tutto. per ritrovarsi finalmente faccia a faccia con lo spettro di se stesso. nella vecchia società. e iniziare di nuovo tutto. da capo. questa volta da solo. solo per sempre.