lunedì 30 dicembre 2013

contrat.

«Vi piacciono i gatti?».

«No».

«Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l'istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali».

«Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini».

«Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce»

domenica 1 dicembre 2013

Eidetica.

aria fredda. una patina bianca sulle mani. attrito.
il signor V. uscì fuori, passi dritti lungo il vialetto lastrato. il dito spezzato pulsava, investito dal gelo.
salì in macchina. silenzio. seguì la prassi e in poco tempo era in strada. partito.
il vetro sporco filtrava i raggi del sole che di tanto in tanto ferivano i suoi occhi, di riflesso. il taglio a fessura per difendersi, imbottito di polvere.
guardare un punto fisso. e le immagini scorrono. una tela bagnata che scioglie il colore, i contorni, le sfumature. e toglie l'attenzione da cosa realmente è importante. ancora una volta si perdono di vista le ragioni di tutto questo. il senso è difficile da trovare finchè tutto scivola via cosi. giorno dopo giorno. senza accorgersi più.
si è perso il bisogno di fare le cose per bene. solo muri da erigere. aculei che spuntano dalla pelle. sporcizia che si mischia al sangue.
non sapere più niente. chi sono loro. cosa era diventato lui.
tutto cola per terra.
inerme aveva perso il desiderio di meravigliarsi, nella semplicità di un istante eterno.
necessità di trovare su cosa realmente posare lo sguardo. la notte nel letto, il viso verso il soffitto. non chiudere più gli occhi.
ritrovarsi.

martedì 5 novembre 2013

vicoli.

solo nei sogni oramai. ricordi slavati. appannati. una vita fa.
lastre di pietra umide. pareti vicine. amiche. muri che si raccontano storie.
rumori. odori. voci di un passato che fuori è sempre meno vivido, ma risplende nel cuore.
famiglia.
mani nelle mani, le domeniche con l'aria di mare. brividi frizzanti sulle labbra. schiuma bianca che accarezza le pupille.
il sapore del vento.
una città antica. nervi che vibrano. passaggi.
scale. sentieri. nascosti. segreti.
un cane ed un gabbiano.
il sole diverso. caldo.
tendi a me come un'onda sulla sabbia. sassi.
sei il prolungamento del mio essere.
l'ombra sotto ai lampioni.
riprendimi con te.

domenica 3 novembre 2013

voglio tutto.

svegliarsi ogni giorno con un se stesso diverso.
chi sono.
cosa voglio.
voglio tutto.
non voglio più niente.
voglio tutto.
mi stufo di tutto.

voglio tutto.

sabato 26 ottobre 2013

spend a life.

le mani nervosamente addormentate, tremule di spasmi. il signor V. era stanco. la schiena pesante. il sonno gli sfiorava il volto. un fantasma incappucciato che lentamente passava la lama del suo coltello sulle palpebre ormai inermi, indifese.
occhi chiusi. cuore aperto. il respiro che si fa affannoso, bagnato.
abbiamo perso tempo. perdiamo tempo. e lo perderemo.
funzione. finzione. fine.
god damned all of us. to spend a life. to lose a whole time.

lunedì 19 agosto 2013

eat.

il piatto bianco, leggermente incrostato sul bordo. senza destra ne sinistra. la tavola appiccicosa, sudata.
il signor V. era fermo, gli occhi sfuocati fissi su un punto indefinito, le figure sdoppiate da quel peso dentro la fronte. prese il cucchiaio striato di calcare. all'improvviso il piatto si riempì, di una melassa tiepida e densa, la superficie un po frastagliata, dinoccolata li sul fondo liscio. inzuppò il cucchiaio, lo riempì bene e lo mise in bocca, frettolosamente ma neanche troppo.
un gusto nuovo, diverso, ma perfettamente già sentito. quel peso sullo sterno. quel cerchio alla testa. cucchiaio dopo cucchiaio, boccone dopo boccone. abitudine. nulla stupisce più. schiavi della stessa portata che ci viene servita ogni giorno. ingoiare. squagliando fra i denti, assaporando quello schifo, che permea ogni fessura. niente di stupisce più. siamo pre-occupati a preoccuparci. cosi tanto che non distinguiamo più cosa ci aspetta da cosa ci succede.
inzuppò di nuovo. un timido conato. nulla più.

mercoledì 14 agosto 2013

mankind.

le braccia bagnate, sotto quel temporale estivo portatore di beneficio. seduto sui gradini di uno strano portone, in quella piccola piazzetta. riassaporare abitudini mai vissute, quasi come se qualcuno si fosse appropriato del tuo corpo e te le avesse raccontate mentre dormivi.
silenzio.
la necessità di non parlare più. di osservare i pensieri. di immaginare movimenti.
pace.
ritirarsi. fuggire. da una pratica sempre più diffusa. la civiltà dell'io. non c'è più confronto. pensare agli altri solo in funzione di se stessi. per rincuorarsi se stai peggio di me, o per investirti di dita che scavano, appena tendi un abbraccio, provando a dire si all'apertura.
un unico vettore. un'unica direzione. un'unica stessa morte.
andare via. solo. subito. per sempre.

sabato 23 marzo 2013

the romantic age.

pensare. la notte non è più fatta per dormire. ripetizione. il marciapiede bagnato, un passo dopo l'altro. il Signor V. disegnava a matita sui muri dei palazzi. ombre di alberi distese nel buio. da ricalcare. scalfendo quella punta grigia sulla superficie ruvida. anche stavolta manca il coraggio. un altro colpo. fatto di freddo e silenzi. allontanarsi lentamente. senza parlare. nulla serve ormai? finzione. consumare l'estensione del proprio cuore grattando le pareti di un mondo che pensavi potesse appartenerti forse. sbagliavi. come prendere a pugni la sabbia in riva al mare.mi manchi, e non so nemmeno chi sei. tornare rinchiuso al sicuro, dentro se stessi. ancora una volta.

martedì 5 febbraio 2013

alove

una luce fioca proveniva dalla lampada alle sue spalle. un'ombra sull'aria accarezzava quel letto un po stropicciato da una notte agitata. Il signor V. si trovava nella stanza. solo. i piedi scoperti, infreddoliti da quella sensazione di vuoto che permeava lo spazio intorno a se. solo un brivido di volta in volta rompeva quel torpore insano, che lo rendeva ancora più stanco. gli occhi pesanti prudevano ma non accennavano a chiudersi. sarebbe stato troppo semplice. abbandonarsi all'ennesima insonnia di pensieri. privo di sogni con cui poter viaggiare. astenersi dalle aspettative, cattive consigliere del solito discorso che ogni qual volta ti senti perso ti trovi ad impostare con quella parte di te che viene fuori quando sai già che non c'è nessuno con cui parlare, anche se alla fine in fondo è meglio cosi. non si condivide quello che non si conosce, non si condivide quello che non sai di te stesso. perchè riempiresti il vuoto con una miscela informe di parole e pensieri altrui, che non ti appartengono.
Con un gesto sofferto e affaticato, si rinchiuse sotto le coperte. un piacevole tepore copriva ora la punta delle sue dita la in fondo. copriva tutto. anche il silenzio del mondo.

mercoledì 9 gennaio 2013

viaggio nel silenzio

la notte dorme da sola.
la luce dei lampioni sussurra inquietudine.
camminare.
non c'è freddo.
muove le anime dentro di se. le note si fanno dolci.
pensare è un po morire.
tre minuti che non durano niente. ma che smuovono tutto.
un abbraccio distesi. una cosa sola.
calore. scioglie le mura.
uscire.
finalmente. da se stessi.
uscire.