aria fredda. una patina bianca sulle mani. attrito.
il signor V. uscì fuori, passi dritti lungo il vialetto lastrato. il dito spezzato pulsava, investito dal gelo.
salì in macchina. silenzio. seguì la prassi e in poco tempo era in strada. partito.
il vetro sporco filtrava i raggi del sole che di tanto in tanto ferivano i suoi occhi, di riflesso. il taglio a fessura per difendersi, imbottito di polvere.
guardare un punto fisso. e le immagini scorrono. una tela bagnata che scioglie il colore, i contorni, le sfumature. e toglie l'attenzione da cosa realmente è importante. ancora una volta si perdono di vista le ragioni di tutto questo. il senso è difficile da trovare finchè tutto scivola via cosi. giorno dopo giorno. senza accorgersi più.
si è perso il bisogno di fare le cose per bene. solo muri da erigere. aculei che spuntano dalla pelle. sporcizia che si mischia al sangue.
non sapere più niente. chi sono loro. cosa era diventato lui.
tutto cola per terra.
inerme aveva perso il desiderio di meravigliarsi, nella semplicità di un istante eterno.
necessità di trovare su cosa realmente posare lo sguardo. la notte nel letto, il viso verso il soffitto. non chiudere più gli occhi.
ritrovarsi.