all'età di 12 anni Tony per qualche tempo provò un senso di piena consapevolezza e padronanza di se stesso.
ricordava ancora il preciso istante in cui accadde l'epifania. durante l'ora di ginnastica, mentre rallentava i battiti del cuore dopo una corsa.
la sensazione rimase a intermittenza per i mesi successivi, per poi assopirsi soffocata dal resto delle cose. dal peso del contare.
si sa che questi momenti sono restii a riapparire, si che non è facile. la forma può apparire diversa, l'intensità è un'incognita. ma li avverti quando tornano.
all'età di 31 anni Tony per qualche tempo provò un senso di poter vincere tutto. e decise di vincere tutto.
quando tutto non è mai abbastanza, la strada migliore è nessuna. restare fermi e contemplare.
Cambiemos el mundo, pero mañana.
Aún queda noche por delante.
The Old Society Journal
venerdì 28 luglio 2017
sabato 13 maggio 2017
veleno.
goccia dopo goccia. denso come il fiato d'inverno.
in queste giornate dove credi sia novembre.
l'ampolla si riempie di crema incolore. puoi avvertirne il peso senza toccarlo.
goccia dopo goccia.
non c'è tempo, non vi è spazio. le parole si confondono tra il brusio di sconosciuti.
parlano, parlano. parlano ancora. malocchi.
non c'è conoscenza, non c'è tutela. il gusto non cambia mai.
amaro.
puoi scegliere, ma è lui che comanda sempre. si esprime in lingue diverse.
serpenti.
affondano le zanne nella mano. senti che brucia? certo che lo senti.
anatema.
bagna la lingua come zucchero acido. ne senti il potere? certo che lo senti.
non puoi farne a meno. è tuo. succube della scelta.
una misura in più e incontri la morte. detersivo lento nelle vene. il sangue scorre al contrario.
senti colare l'odio di un abbandono, di una sconfitta, delle bugie che coagulano.
delle impressioni che cambiano, attecchiscono.
sei fortunato, indovini la dose. il brivido sotto la lingua. il freddo nelle carie.
è poetica assuefazione. cambiano gli occhi quando devi osservare le delusioni.
droga.
arbitrio. credenza. inizia il viaggio. i movimenti sono comandati da mani subacquee.
l'iride ovattata secerne lacrime rosse che vanno su.
il futuro non esiste ma lo puoi impaginare. effetto di una cura che assapori.
goccia dopo goccia.
un pugno in bocca.
veleno.
in queste giornate dove credi sia novembre.
l'ampolla si riempie di crema incolore. puoi avvertirne il peso senza toccarlo.
goccia dopo goccia.
non c'è tempo, non vi è spazio. le parole si confondono tra il brusio di sconosciuti.
parlano, parlano. parlano ancora. malocchi.
non c'è conoscenza, non c'è tutela. il gusto non cambia mai.
amaro.
puoi scegliere, ma è lui che comanda sempre. si esprime in lingue diverse.
serpenti.
affondano le zanne nella mano. senti che brucia? certo che lo senti.
anatema.
bagna la lingua come zucchero acido. ne senti il potere? certo che lo senti.
non puoi farne a meno. è tuo. succube della scelta.
una misura in più e incontri la morte. detersivo lento nelle vene. il sangue scorre al contrario.
senti colare l'odio di un abbandono, di una sconfitta, delle bugie che coagulano.
delle impressioni che cambiano, attecchiscono.
sei fortunato, indovini la dose. il brivido sotto la lingua. il freddo nelle carie.
è poetica assuefazione. cambiano gli occhi quando devi osservare le delusioni.
droga.
arbitrio. credenza. inizia il viaggio. i movimenti sono comandati da mani subacquee.
l'iride ovattata secerne lacrime rosse che vanno su.
il futuro non esiste ma lo puoi impaginare. effetto di una cura che assapori.
goccia dopo goccia.
un pugno in bocca.
veleno.
martedì 18 aprile 2017
tuono sul mare.
"che cosa è casa senza le strade che conosci?" disse il nomade del mare.
la piccola barca di legno scuro oscillava a rallentatore sulle piccole onde create dal vento.
il cielo aveva mescolato ogni nuvola creando una tempera di colore indefinito, chiaro e terso.
Tony stava seduto sulla chiglia del gozzo, le gambe a penzoloni che toccavano saltuariamente la superficie dell'acqua, come quelle di un burattino mosso da fili invisibili.
il nomade restava dietro, in piedi, remando piano come scandito da un metronomo dilatato, infinito.
la contemplazione durava già da parecchie ore. le palpebre restavano aperte per non perdere nemmeno un attimo di quella sacra attesa. Tony posò i palmi delle mani sul bordo grezzo e con uno slancio si gettò in acqua. il mare aperto è più freddo di quello di scogliera, più denso e cerebrale.
più facile abbandonarsi alle sue spire fluide e scendere in profondità, dove il nero ingloba ogni cosa, dove sussurra il silenzio. scendere giù, nelle viscere amniotiche che annientano i sensi.
e fu proprio in quel momento che accadde.
un fragore di vuoto, veloce e devastante. in un istante l'oscuro si illuminò di luce bianca. l'acqua si fece elettricità, un gelido fuoco liquido pervase ogni singolo poro, bruciando come ghiaccio secco sulla pelle. il fiato si fece sordo, l'orecchio reso afono perse la voce nell'oblio. i ricordi presero a scorrere di getto cancellandosi temporaneamente.
il fulmine elettrico perforò le cornee voltate al contrario, lasciando le membra grevi e immobili. un sottile soffio di fumo iniziò a levarsi dalla schiena rigida, permeando le correnti sottomarine ormai in stasi.
riemerse.
poteva galleggiare senza trattenere aria in corpo, fuso in un tutt'uno con l'oceano.
sentirai.
il rombo dei sette mari propagarsi da levante a ponente.
sentirai.
il palmo della mano sfiorarne lo specchio.
sentirai.
il vento di sale insabbiarti i capelli e inumidirti il palato.
la mia forza si irradia verso i punti cardinali, apolide.
la mia velocità lascia il profumo di un glicine a maggio.
anche se distante mi puoi percepire, quasi toccare.
come piombo colpì l'orizzonte il tuono sul mare.
la piccola barca di legno scuro oscillava a rallentatore sulle piccole onde create dal vento.
il cielo aveva mescolato ogni nuvola creando una tempera di colore indefinito, chiaro e terso.
Tony stava seduto sulla chiglia del gozzo, le gambe a penzoloni che toccavano saltuariamente la superficie dell'acqua, come quelle di un burattino mosso da fili invisibili.
il nomade restava dietro, in piedi, remando piano come scandito da un metronomo dilatato, infinito.
la contemplazione durava già da parecchie ore. le palpebre restavano aperte per non perdere nemmeno un attimo di quella sacra attesa. Tony posò i palmi delle mani sul bordo grezzo e con uno slancio si gettò in acqua. il mare aperto è più freddo di quello di scogliera, più denso e cerebrale.
più facile abbandonarsi alle sue spire fluide e scendere in profondità, dove il nero ingloba ogni cosa, dove sussurra il silenzio. scendere giù, nelle viscere amniotiche che annientano i sensi.
e fu proprio in quel momento che accadde.
un fragore di vuoto, veloce e devastante. in un istante l'oscuro si illuminò di luce bianca. l'acqua si fece elettricità, un gelido fuoco liquido pervase ogni singolo poro, bruciando come ghiaccio secco sulla pelle. il fiato si fece sordo, l'orecchio reso afono perse la voce nell'oblio. i ricordi presero a scorrere di getto cancellandosi temporaneamente.
il fulmine elettrico perforò le cornee voltate al contrario, lasciando le membra grevi e immobili. un sottile soffio di fumo iniziò a levarsi dalla schiena rigida, permeando le correnti sottomarine ormai in stasi.
riemerse.
poteva galleggiare senza trattenere aria in corpo, fuso in un tutt'uno con l'oceano.
sentirai.
il rombo dei sette mari propagarsi da levante a ponente.
sentirai.
il palmo della mano sfiorarne lo specchio.
sentirai.
il vento di sale insabbiarti i capelli e inumidirti il palato.
la mia forza si irradia verso i punti cardinali, apolide.
la mia velocità lascia il profumo di un glicine a maggio.
anche se distante mi puoi percepire, quasi toccare.
come piombo colpì l'orizzonte il tuono sul mare.
domenica 9 aprile 2017
arcipelago.
alcune rotte non deviano mai.
la navigazione procede inesorabile, iniziando intorno alla prima, per poi passare attraverso tutto l'arcipelago. ogni isola ha un tempo, comandato da un meccanismo minuzioso, a tratti imprevedibile ma anche facilmente decifrabile. vi è una luce perfetta, perenne. bacia l'iride mettendo a fuoco ogni singola cosa. gli occhi si fanno caldi e continuano a scattare, anche da chiusi. ogni reminescenza è lucida.
hai mai nuotato nell'acqua profonda?
hai mai visto una nave da sotto il mare?
se non ci pensi puoi quasi respirare, sentire il freddo sulle tempie.
il vento sott'acqua esiste eccome. basta saperlo aspettare, basta saperlo cercare.
basta. aspettare. cercare.
i movimenti si dilatano, le distanze si accorciano, lo spazio non esiste più.
ripetizioni.
le isole governano.
l'arcipelago.
mercoledì 1 marzo 2017
talismano.
come spesso accadeva, Tony si trovava seduto in quella stanza fredda, asettica.
poche parole, uno strano frastuono lungo i corridoi illuminati dall'esterno. le pareti spoglie. i pavimenti sporchi.
i pensieri fluttuano dinoccolati in aria, densi. riemerge il classico egocentrismo. una sensazione di benzina sulle dita.
la fortuna è una moneta dalla doppia faccia. ma gli piaceva pensare che in ogni caso un cuore si sarebbe aperto.
avrebbe respirato a pieno il lauto banchetto di emozioni servite sulla tavola.
una cerimonia. che solo pochi saggi sanno orchestrare. ammaestrare.
rendere se stessi bagliore. luce calda proveniente dall'interno. simbolo del cambiamento.
talismano.
rendimi partecipe.
portami con te.
ti indicherò la strada.
ti ridonerò le lacrime quando penserai che nessun dolore potrà essere lavato via.
ti presterò il fuoco per sorridere nell'essere te.
rubami la mano e stringila sempre in tasca.
soddisferò ogni tuo più recondito desiderio. di quelli che escono fuori quando si balla da soli. quando canti alla guida.
prima di te ho aiutato altri, è la mia missione.
è passione infinita.
nutrirsi di promesse.
non ci perdiamo, non possiamo.
se tutto passa, non passeremo noi.
ce ne andremo per sempre senza allontanarci mai.
io sono destino. la tua primavera.
io sono il destino.
per te talismano.
domenica 1 gennaio 2017
per un passato migliore.
"Fuori è un giorno fragile"
Ciao Andre. Come stai? Dove sei?
Io in viaggio. L'ennesimo e forse l'ultimo di questo 2016.
Mare. Pensieri.
"Ovunque proteggi"
Tu. In questo 2016. In silenzio o con le tue frasi lapidarie, con le tue canzoni...con la musica...la musica delle tue parole. Con i tuoi sorrisi scappati e a volte imbarazzati. Con i tuoi abbracci. Le sigarette, i ricci sulla fronte, le mani magre e la protezione 15.
Credo che una parte di me si è innamorata follemente di te..del tuo essere come me e del tuo essere totalmente diverso da me. Del tuo pessimismo cosmico e del tuo incoraggiamento infinito. Un amore indefinito, privo di spiegazione e di ragione. Non c'è ragione. Non c'è definizione. Solo pura connessione.
"Quando il vuoto esploderà..."
Non sono una persona che fa gli auguri, fondamentalmente non ci credo. Però questa volte è diverso. Forse più che farti gli auguri di un felice 2017 (che di felice non c'è un cazzo), esprimo un desiderio. Desidero che il prossimo anno ti riporti il sorriso e la voglia di essere tu. Andrea. Solo questo.
"Sono come sono. Un po' cambiato"
Ti bacio
sabato 19 novembre 2016
nella stanza.
Tony si trovava nello studio di velluto.
le poltrone intarsiate di ebano e di color cremisi emanavano uno strano calore che si poteva percepire in volto, come una febbre lenta.
di fronte a lui si ergevano sedute ad una lunga scrivania di nodi d'albero tre figure a lui conosciute.
l'uomo che comprava il Tempo.
il signor Destino.
il dottor Swedenborg.
lo fissavano preoccupati, come se potessero leggere il suo stato d'animo come uno specchio di mare limpido.
Tony di rimando non percepiva alcuna pressione, anzi ultimamente si poteva dire molto tranquillo, non propriamente disteso ma quantomeno consapevole. sapeva.
la vedeva poco sulla destra. una porticina di forma ogivale, marrone color nocciolo, perfettamente levigata da mani sapienti di cura e minuziosità. si poteva sentire il profumo del legno fresco, come le albe nel bosco d'inverno, quando la rugiada esalta i sapori di una terra umida che vorresti usare come giaciglio.
la piccola porta della Stanza.
quante volte l'aveva aperta, quante cose aveva relegato al suo interno.
molte erano sparite negli angoli distanti km l'uno dall'altro. altre rimanevano al loro posto, perenni.
altre comparivano senza che nemmeno lui se ne ricordasse o se ne fosse dimenticato.
la regola è una sola: nella stanza non si può cercare, si trova.
c'è chi trova ciò che ha perso, per contemplarlo nella speranza di ritrovarlo.
c'è chi trova cosa desidera, effimero e temporaneo.
c'è chi trova ciò di cui ha bisogno, eterno e regale.
c'è chi trova la realtà.
chi ha scelto il denaro, chi ha scelto la libertà, chi ha scelto la paura, chi ha scelto l'egoismo, chi ha scelto la conoscenza, chi ha scelto la calma, chi ha scelto l'apparenza, chi ha scelto l'illusione, chi ha scelto la passione, chi ha scelto il dolore, chi ha scelto la solidarietà, chi ha scelto la distruzione, chi ha scelto l'odio, chi l'amore, chi ha scelto il passato, chi ha scelto la morte, chi ha scelto il diniego, chi ha scelto la pazzia, chi la malattia, chi ha scelto la cura, chi ha scelto la rabbia, chi ha scelto l'amicizia, chi ha scelto l'emozione, chi l'apatia, chi ha scelto il sesso, chi ha scelto l'uccisione, chi ha scelto il tormento, chi ha scelto la pace, chi ha scelto destino, chi ha scelto fortuna.
io scelgo nessuna di queste cose e ognuna.
chiuse dietro di se la porta con un leggero scricchiolio, come un gemito.
rimase ora e per sempre.
nella stanza.
le poltrone intarsiate di ebano e di color cremisi emanavano uno strano calore che si poteva percepire in volto, come una febbre lenta.
di fronte a lui si ergevano sedute ad una lunga scrivania di nodi d'albero tre figure a lui conosciute.
l'uomo che comprava il Tempo.
il signor Destino.
il dottor Swedenborg.
lo fissavano preoccupati, come se potessero leggere il suo stato d'animo come uno specchio di mare limpido.
Tony di rimando non percepiva alcuna pressione, anzi ultimamente si poteva dire molto tranquillo, non propriamente disteso ma quantomeno consapevole. sapeva.
la vedeva poco sulla destra. una porticina di forma ogivale, marrone color nocciolo, perfettamente levigata da mani sapienti di cura e minuziosità. si poteva sentire il profumo del legno fresco, come le albe nel bosco d'inverno, quando la rugiada esalta i sapori di una terra umida che vorresti usare come giaciglio.
la piccola porta della Stanza.
quante volte l'aveva aperta, quante cose aveva relegato al suo interno.
molte erano sparite negli angoli distanti km l'uno dall'altro. altre rimanevano al loro posto, perenni.
altre comparivano senza che nemmeno lui se ne ricordasse o se ne fosse dimenticato.
la regola è una sola: nella stanza non si può cercare, si trova.
c'è chi trova ciò che ha perso, per contemplarlo nella speranza di ritrovarlo.
c'è chi trova cosa desidera, effimero e temporaneo.
c'è chi trova ciò di cui ha bisogno, eterno e regale.
c'è chi trova la realtà.
chi ha scelto il denaro, chi ha scelto la libertà, chi ha scelto la paura, chi ha scelto l'egoismo, chi ha scelto la conoscenza, chi ha scelto la calma, chi ha scelto l'apparenza, chi ha scelto l'illusione, chi ha scelto la passione, chi ha scelto il dolore, chi ha scelto la solidarietà, chi ha scelto la distruzione, chi ha scelto l'odio, chi l'amore, chi ha scelto il passato, chi ha scelto la morte, chi ha scelto il diniego, chi ha scelto la pazzia, chi la malattia, chi ha scelto la cura, chi ha scelto la rabbia, chi ha scelto l'amicizia, chi ha scelto l'emozione, chi l'apatia, chi ha scelto il sesso, chi ha scelto l'uccisione, chi ha scelto il tormento, chi ha scelto la pace, chi ha scelto destino, chi ha scelto fortuna.
io scelgo nessuna di queste cose e ognuna.
chiuse dietro di se la porta con un leggero scricchiolio, come un gemito.
rimase ora e per sempre.
nella stanza.
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