sabato 19 novembre 2016

nella stanza.

Tony si trovava nello studio di velluto.
le poltrone intarsiate di ebano e di color cremisi emanavano uno strano calore che si poteva percepire in volto, come una febbre lenta.
di fronte a lui si ergevano sedute ad una lunga scrivania di nodi d'albero tre figure a lui conosciute.
l'uomo che comprava il Tempo.
il signor Destino.
il dottor Swedenborg.
lo fissavano preoccupati, come se potessero leggere il suo stato d'animo come uno specchio di mare limpido.
Tony di rimando non percepiva alcuna pressione, anzi ultimamente si poteva dire molto tranquillo, non propriamente disteso ma quantomeno consapevole. sapeva.
la vedeva poco sulla destra. una porticina di forma ogivale, marrone color nocciolo, perfettamente levigata da mani sapienti di cura e minuziosità. si poteva sentire il profumo del legno fresco, come le albe nel bosco d'inverno, quando la rugiada esalta i sapori di una terra umida che vorresti usare come giaciglio.
la piccola porta della Stanza.
quante volte l'aveva aperta, quante cose aveva relegato al suo interno.
molte erano sparite negli angoli distanti km l'uno dall'altro. altre rimanevano al loro posto, perenni.
altre comparivano senza che nemmeno lui se ne ricordasse o se ne fosse dimenticato.
la regola è una sola: nella stanza non si può cercare, si trova.
c'è chi trova ciò che ha perso, per contemplarlo nella speranza di ritrovarlo.
c'è chi trova cosa desidera, effimero e temporaneo.
c'è chi trova ciò di cui ha bisogno, eterno e regale.
c'è chi trova la realtà.
chi ha scelto il denaro, chi ha scelto la libertà, chi ha scelto la paura, chi ha scelto l'egoismo, chi ha scelto la conoscenza, chi ha scelto la calma, chi ha scelto l'apparenza, chi ha scelto l'illusione, chi ha scelto la passione, chi ha scelto il dolore, chi ha scelto la solidarietà, chi ha scelto la distruzione, chi ha scelto l'odio, chi l'amore, chi ha scelto il passato, chi ha scelto la morte, chi ha scelto il diniego, chi ha scelto la pazzia, chi la malattia, chi ha scelto la cura, chi ha scelto la rabbia, chi ha scelto l'amicizia, chi ha scelto l'emozione, chi l'apatia, chi ha scelto il sesso, chi ha scelto l'uccisione, chi ha scelto il tormento, chi ha scelto la pace, chi ha scelto destino, chi ha scelto fortuna.
io scelgo nessuna di queste cose e ognuna.
chiuse dietro di se la porta con un leggero scricchiolio, come un gemito.
rimase ora e per sempre.
nella stanza.

mercoledì 9 novembre 2016

milioni di pezzi.

parlo con te perché a volte mi sembra che tu sia l'unica persona in grado di ascoltarmi senza per forza aver voglia di distrarsi con i pensieri, anche se faccio periodi troppo lunghi, anche se descrivo le parole. c'è un momento nella notte, un preciso momento nella notte in cui mi sveglio e avverto una sensazione di lucidità completa. in quel momento sono padrone di ogni cosa, tutte le idee si muovono lente e controllate come pesci in un acquario. potrei restare fermo con lo sguardo al soffitto a vederle scorrere per ore. non ho più bisogno di sognare. saranno mesi che non ricordo un sogno, forse davvero non ne faccio più? ma non mi interessa. gli occhi sono vispi e desiderosi di guardare. guardare milioni di pezzi. milioni di occhi, di odori, di parole e di dita sotto la nuca. in quel momento so tutto. so cosa sfugge via, in un liquido amniotico di oblio e cambiamento.
qualcosa entra, milioni ne escono. milioni di pezzi.

venerdì 4 novembre 2016

Semiotica.

Tony, non pensi che le aspettative siano la rovina della vita umana?
già di per se aspettare non è mai una bella cosa, figurati quando ti capita di aspettare l'inaspettato.
aspettare un qualcosa che non si può aspettare per definizione può causare solo danni.
e' antonomasia. brutto nome vero? sembra quasi una malattia.
invece che rassegnarci a diventare bravi ad attendere, dovremmo lavorare sui segni.
semiotica.
saper leggere quello che avviene, per interiorizzarlo al momento e distruggere per sempre l'attesa.
destino. non più fortuna.
non pensi a quanto sarebbe più bello scrivere le profezie piuttosto che giocare ad indovinarle?



giovedì 27 ottobre 2016

9 cose.

in principio era uno.
le pareti asciutte, i mattoni lisci e perfettamente levigati dal tempo. luce piena, di medioriente. il giardino d'inverno dove perdere i sensi nella gentilezza dell'oblio. nessuna interferenza, nessuna distrazione. solo il tempo infinito di prendere coscienza di se, accarezzando i petali di un fiore raro.

poi furono due.
donare la chiave per accedere. all'amore più recondito e incontaminato. le mani si incontrano, i passi si sviluppano all'unisono, nel silenzio di un sorriso che urla di emozione.

diventarono tre.
l'indecisione. la sfiducia. il tradimento. senza ormai tornare indietro, la strada si è persa inesorabile, nel fastidio di aver respirato ancora l'ebrezza di un incontro.

le quattro.
a te si. a me no.

arrivarono a cinque.
cinque domande. un miliardo di risposte.

vennero sei.
la perfezione di un numero. la forza e la magia. l'unità e la malattia.

crebbero sette e otto.
sprecare. ferire e incassare.

9 cose.
demoni diversi, sembianze di cavalieri. oscuri diavoli dal volto racchiuso nel metallo. impersonificarli tutti, nella frenesia dell'odio che distrugge la materia. uccidere e ricominciare. liquido denso. nell'eterna pornocrazia del ritorno.
felicità. nove cose.

domenica 16 ottobre 2016

Intervalli.

il mezzo.
l'intervallo dove cercare la ragione. la comprensione. l'aspettativa. la soluzione. la domanda. la disperazione.
gli intervalli si susseguono. quadrati. è una scacchiera. è una partita che si gioca contro un umore labile.
perdita dei sensi. una boccata di troppo, nel mondo parallelo. Tony si trovava disteso sul prato, sotto la pioggia. a contare ogni minimo cristallo liquido che si adagiava inesorabile. contare gli intervalli. per sapere quando continuare a perdersi o ritornare a tornare.

giovedì 6 ottobre 2016

aMARE.

ci sono luoghi senza un dove. luoghi in una direzione a memoria, fatta solo di piccole finestre sul mondo e nulla più. immagini lucide, in un contorno a cui non dare importanza. fino a che non arrivi li. una magia. la voce si perde nel suono della perfezione. è silenzio permeato. è profondo blu mischiato nel cielo, nella luce calda del sole che accarezza.
ci sono sempre gli occhi di mezzo. il viaggio parte da lontano, poi si fa più vicino. come un sorriso che si accende piano piano. camminiamo.
ci sono sempre i passi di mezzo. tre avanti e sei indietro. è una danza, è un bolero.
un tuffo in acqua, stare a galla stando fermi col sapore del sale sulla faccia.
ci sono sempre le mani di mezzo. mani che scuotono, che sentono, che proteggono.
l'abbraccio dell'infinito, del senza tempo, del non, dell'ancora.
solo, Tony restava li fluttuando nell'incanto di una pace liquida, sentendosi parte estesa di essa.
una carica rigenerante invadeva le sue membra, pronte ad esplodere di nuovo nell'euforia di una corsa in apnea, fino a chiudere ogni cosa.
ci sono sempre i pensieri di mezzo. nel viale del ritorno. nel tempo per partire quando ritornerà il tempo. nell'odio di un'attesa, nella non tranquillità di un non è ancora abbastanza.
aprire le braccia e spiccare il volo. nel mare cosi bello che non la smette di farsi guardare.

lunedì 5 settembre 2016

Feudo

questa casa è perfetta. c'è pure la depandance, ci facciamo troppe feste.
ma questo gatto? boh.. sarà dei vicini?
oh Ale, mi sa che non è dei vicini.. è sempre qua..
adottiamolo. come lo chiamiamo? Sciabola.
cazzo ma.. la rumenta? non ce la ritirano mai..
Andre, è passato il tecnico dell'internet, la wifi l'ho chiamata ritiratecilaspazzatura.
ho fatto dormire Sciabola in casa perchè pioveva.. ha cagato nel lavandino.
stasera vai in palestra?
anche questo weekend torno a Milano, ci vediamo lunedi sera!
sono al famila, ti serve qualcosa?
ueeeee ueeeee buongiorno capomastro!
sono arrivate le cazzo di bollette, te le ho mandate via mail.
ciao big boy, come stai? come è andata oggi?
quando torni a casa troverai un sorpresone per te!
Andre ma dove sei finito? sono tre giorni che non ti vedo.
cristo Ale.. gli stavo facendo le coccole e Sciabola mi ha stuprato un ginocchio.
vado giu a far da mangiare, tu cosa mangi? ti preparo qualcosa?
Andre ho recuperato una bici, domani pedalo insieme a te per andare a lavoro!
è passata la padrona di casa a chiedere se avevamo più visto il gatto.
mi sa che Sciabola è morto. cazzo.
arrivato. terzo piano.
ceniamo assieme?
lascia che i piatti li lavo io.
ma non ci sei nemmeno stasera?
ho pulito tutta casa. vedi di non smerdarla in due secondi come al solito, maiale!
come si chiamava il gruppo che mi hai fatto sentire l'altra sera?
stasse non ci sono che ho il corso per la barca a vela, se mi aspetti sveglio ci vediamo dopo.
buonanotte, vado su a vedermi un filmetto.
sei a casa? io sto arrivando adesso.
è un problema se ospitiamo un mio collega per un paio di mesi?
lasciami le chiavi nella cassetta.
raga ho attaccato il riscaldamento che si crepava.
via Valverde 666.
è passato il signor Scalfo a tagliare l'erba e togliere le pubblicità.
c'è Betteni?
viene la Vale da Milano, mangiamo una pizza e poi si ferma qui a dormire ok?
bella Simo, come va la temperatura? hai appeso altri salami?
c'è Betteni che si è addormentato con la porta aperta! andiamo su e lo facciamo cagare addosso!
organizziamo una cena in settimana?
io stasse non ci sono.
sono arrivati 500 euro di bolletta del gas.
c'è Sabatti?
ho comprato un mini drone.
torni a Genova questo weekend?
big Betteny che si cala nudo sul poggiolo della vicina?!
mi manchi patatone.
stai bene? che succede?
ci vediamo tra tre mesi, non mi dimenticare.
appena viene caldo mettiamo il tavolo fuori e mangiamo li.
non va più l'acqua calda.
sono stanco.
la doccia io la faccio fredda.
ti voglio bene.
ho trovato casa, tra un po me ne vado.
giovedi proteica al feudo.
pensavo di fare una festa per i 30 anni con un bel po di gente!
non mi rinnovano il contratto.
c'erano i norvegesi in offerta, ne ho comprati mille pacchi.
vado via anche io, non è più la stessa cosa senza di te.
bicchierino di amaro e poi tutti a nanna?
fuma pure tranquillo.
adesso ti faccio sentire un po di ghetto music.
grande vento Capitano!
pieno di gente.
mi mancherai un casino.
ma quindi? ci sono novità?
mi sono trovato anche io nella stessa situazione, adesso ti racconto.
ti dico un segreto ma non lo devi dire a nessuno.
Nicolai ha detto che ci sono delle persone interessate, passa domani a far vedere la casa.
ti abbraccio forte.
wowowowowo. wowowowowowowowowowo.
gara di flessioni?
si è allagato tutto, non hai idea del casino che c'è.
hai proprio ragione, è finita un'era.
in bocca al lupo, fammi sapere come va.
non ti dimenticherò mai.
ciao, ci sentiamo presto.
ti auguro tutto il bene che questa vita ti possa regalare.
sei una delle persone più belle che abbia mai conosciuto.
andrà tutto bene, perchè te lo meriti.

[..]in questo anno e mezzo ci siamo conosciuti lentamente, a volte anche con un po di distrazione ma con un'intensità rara, forse legata ad una sensibilità ancora più rara che ci appartiene. sei diventato come un fratello, il mio punto di ritrovo e fonte di ammirazione per la tua purezza d'animo e la tua bontà sconfinata, sempre presente soprattutto nei miei tanti momenti bui[..]

[..]grazie per le nostre chiacchierate, i nostri rispettosi silenzi, le nostre serate, per i nostri sfoghi e i tuoi scherzi! ti voglio bene Amico [..]









mercoledì 31 agosto 2016

Verano.

Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.


domenica 14 agosto 2016

Odessa

adesso. Odessa. un altro porto, un altro mare. gemellato con il suo mare di origine. sembra quasi di sentire il profumo di casa. la casa che assaporerai tra poco. non c'è voglia di fare molto qui, solo di camminare e perdersi tra le vie e le scalinate, perché soltanto perdendosi è possibile ritrovarsi.
il mio nome é Tony Flash e sono un viaggiatore, un sopravvissuto, un osservatore, un approdo sincero. ho abbracciato l'asfalto, baciato le lacrime, esplorato le caverne dell'anima, estruso pensieri, balbettato parole, unito sguardi ma soprattutto avverato profezie. ora sono alla fine di questo piccolo viaggio dentro e fuori di me, e posso parlare in prima persona. perché anche se sono lo stesso di sempre, sono diverso. ho la forza di lottare, di amare, di soffrire e di abbracciare ancora. sono l'acqua calda sulle mani dopo una giornata di Dicembre, sono il soffio di vento che ti accarezza la schiena quando viene l'autunno, sono un morso di mela fresca appena sveglio al mattino. ora sono pronto per tornare, e non perderò di vista più nulla. mi romperò il braccio tendendoti la mano. perché questo é quello per cui sono qui e vivo. torniamo a casa Tony, torniamo a casa!

sabato 13 agosto 2016

Sevastopol

la città federale. la città che sorride piangendo. Tony invece sorrideva e basta. non appena messo piede sulla ventosa terraferma venne dirottato al controllo sbarchi, dove contrattando alacremente con le pattuglie di polizia di due stati differenti riuscì a strappare la gentile concessione di poter passeggiare in Crimea per un giorno intero. poi se ne sarebbe dovuto andare, e alla veloce anche. poco male si disse, non ho più di un giorno da dedicarvi, basta e avanza. rifocillato dalla scorpacciata di mare della notte prima percepiva grande potenza dentro di se, energia pura da spendere sui passi collinari che sovrastavano l'imponente golfo davanti ai suoi occhi. la schiena era sciolta, il collo non gli dava più noia. era un elastico pronto ad essere scoccato verso le nuvole. si incamminò spavaldo verso il centro, dove si fermò a mangiare una pasta sorseggiando un fortissimo caffè nero e girandosi la millesima sigaretta, che gli impregnò la bocca di un fumo denso e furioso, levando alle sue labbra un po' di giovinezza e ingenuità. la gente lo fissava guardinga, ma non gli interessava, avrebbe potuto ballare in mezzo alle strade senza curarsi del giudizio di nessuno. quanta forza. si specchiò per caso su di una vetrina: i capelli legati, la pelle della faccia color cioccolata, la barba stropicciata. era cambiato di nuovo, tanto nel giro di poco tempo ma soprattutto per l'ennesima volta. una nuova consapevolezza si faceva spazio dentro il suo petto. salì per le stradine che portavano sulle alture quasi correndo, quasi saltellando. euforia. euforia pura. arrivato in cima scelse il fazzoletto d'erba con la vista migliore, lontano da tutto e tutti. scardinò lo zaino dalle spalle con un tonfo, liberato dal peso si sentì così leggero che quasi poteva planare in cielo. si distese appena per farsi irradiare dal timido sole che faceva capolino sopra la sua testa, per poi risalire e abbracciare le sue ginocchia sedute e contemplare la grandiosità davanti a se: il mare a perdita d'occhio, un'enorme lacrima caduta milioni di anni fa. uno stormo di uccelli lanciati come coriandoli volteggiava sfruttando le correnti ascensionali. chiuse gli occhi ed era uno di loro. sorvolò le navi che sbuffavano in un frenetico via vai tra le cale artificiali, controllate dagli argani di metallo colorati di un blu intenso. proseguì seguendo i suoi compagni verso sud, verso l'orizzonte, verso l'infinito. la sensazione di appagamento era micidiale, una fragorosa gioia interiore. aveva deciso. quello sarebbe stato il punto più estremo dove si sarebbe spinto. era giusto così, era stupendo così. rimase in contemplazione fino all'imbrunire, fino a che non sentì i brividi lungo le braccia dati dalla notte che si apprestava a permeare tutto. contando le luci che comparivano ovunque d'improvviso, si rimise in piedi. un ultimo sguardo, un ultimo sorriso con gli occhi. il viaggio si sarebbe concluso a Nord. un ultima tappa, un ultima strada. e poi quella più bella: la strada verso casa. moriva dalla voglia di sapere chi avrebbe trovato al suo ritorno, chi lo stava aspettando. aspettami, sto arrivando.

venerdì 12 agosto 2016

Mar Nero

Tony ripeteva fra se e se: mai più provare ad insegnare a giocare a cirulla ad uno straniero. il bar della nave era poco affollato, solo alcuni avventori dall'età incerta che sorseggiavano alcolici dai loro piccoli bicchieri di vetro spesso. il pachiderma marino proseguiva costante lungo la rotta, costante come uno sguardo che si incrocia con gli occhi di chi vorresti conoscere. Tony si era sistemato sul retro del ponte su di una sdraio impastata di salsedine, per osservare al meglio i possenti motori dell' elefante di mare che amalgamano l'acqua nera in una soffice schiuma incolore: quante volte aveva sognato di potersi tuffare da lassù, in mare aperto, e restare ad osservare dal basso la nave che scivola via e lo lascia lì, in balia degli aghi che lo trafiggono di freddo e l'ansia di dover restare in superficie, ma in un dolce lasciarsi andare cercando imperterrito la spada del sole. la sua anima colma di ricordi volò di rientro dentro al suo corpo rimasto appoggiato alla banchina umida. ancora qualche ora e sarebbe arrivato al giro di boa, dove avrebbe dovuto decidere la direzione da prendere. nei suoi timpani vibrava una canzone dei Balmorhea che lo cullava mentre cercava di imprimere nell'iride l'immensità del cielo sopra di lui. una bellezza devastante. unica. amava pensare che tramite lo spazio infinito delle stelle potesse mettersi in contatto con gli affetti e gli amori lontani, bastava solo sforzarsi un pochino. una lunga bobina di diapositive di volti, di gesti, di ricordi gli passò fulminea davanti, mentre chiudeva gli occhi e gridava amore a bocca chiusa, con il petto spalancato verso quel meraviglioso specchio di infinito. infinito, infinito silenzio.

mercoledì 10 agosto 2016

Constanta

una delle cose più affascinanti del viaggiare nell'est è che si può fumare nei pullman. e non che ci sia l'obbligo di tenere i finestrini aperti. la quantità di sigarette che può fumare un uomo seduto su un mezzo in movimento con mezza faccia spiaccicata sul finestrino è inimmaginabile: Tony aveva praticamente quasi già finito la sua tasca di tabacco comprata due giorni prima e teoricamente non sarebbe dovuta andare così. avrebbe dovuto planare verso il Mar Nero a bordo della sua "nuova" due ruote, ma bastarono cento km, cento fottutissimi km per sfracellare il cambio definitivamente e doverla spingere fino al centro abitato più vicino. i calli delle sue mani avevano preso sembianze strane, come delle piccole unghie di forma collinare che si facevano strada tra il palmo e l'attaccatura delle sue dita, sbucando una vicina all'altra comandate da una strana simmetria. raggiunta la stazione dei bus, abbandonò la bicicletta di Arman sul ciglio della strada dandole un ultima pacca sul telaio come per ringraziarla e sperare che potesse trovare più fortuna tra le gambe di un nuovo possessore. l'autobus per Costanza era maledettamemte colmo di gente, tutta stipata sui soliti sedili sudati, come le cartucce nel caricatore di un mitra. Tony aveva poca voglia di interagire con chicchessia, quindi si infilò le cuffie e dormì ad occhi aperti per quell'ora e mezza e scarsa che lo separava da destinazione, cronometrando la polvere che volava via impazzita dietro di lui dalla penultima fila prima del vetro posteriore. ad attenderlo in centro città c'era Stefan, amico polacco conosciuto in Svezia che era lì per un meeting internazionale di studenti delle università europee. Tony si scusò per il ritardo e raccontò brevemente le tappe del suo viaggio e delle lingue d'asfalto macinate fino a quel momento. Stefan era visibilmente contento ed incuriosito e si offrì di accompagnarlo verso il porto, aveva ancora qualche ora di tempo prima di tornare a lavoro ed era desideroso di abbracciare Tony prima dell'imbarco orientale. i due si avviarono per le spiagge colmi di turisti reduci dalle terme: più che spiagge si potevano descrivere come delle immense distese di cemento sbriciolato in milioni di minuscole pietroline che sporcavano indelebilmente i piedi e si facevano accarezzare dalle lievi onde del mare, conferendo alla battigia una strana consistenza salmastra e informe. dopo aver messo sotto i denti un panino con all'interno ingredienti indefiniti e aver inaffiato il tutto con una birra frizzante, virarono verso il terminal degli imbarchi, talvolta chiacchierando ancora talvolta restando in silenzio, influenzati da quel lieve imbarazzo di due persone che non si vedono da cinque anni ed è anche giusto che non sappiano cosa dirsi. si strinsero la schiena forte e si salutarono con un sorriso sincero, più con gli occhi che con le labbra. Tony era di nuovo solo e stava per affrontare la parte più intensa e potente del viaggio: il mare aperto. si aggiustò lo zaino sulle spalle e si incamminò per salire sul cargo. l'aria era condita di frenesia. si stava bene. la meta era vicina ed era tutto estremamente, estremamente bello.

martedì 9 agosto 2016

Bucharest

Tony si alzò dallo sprofondante giaciglio dove aveva provato a dormire imperterrito, senza troppo risultato. la taverna di Ielena e del fratello (Arman il suo nome; era importante ricordarsi i nomi delle persone da lui incontrate, per sfatare il mito che non funzionassero più) odorava di liquori, probabilmente un tempo quella stanza era teatro di distillazioni e risate, ma adesso era diventata luogo di raccolta di ricordi e cimeli, ma soprattutto molte coperte. eravamo poco fuori Bucarest, ma l'aria era pungente come se fossimo in piena Transinistria. la fattoria solitaria si perdeva in mezzo al nulla, confusa nel grigio di una terra malinconica. Tony sentì bussare alla porta, mentre si era incantato ad osservare una vecchia bici da corsa sospesa sul soffitto: Ielena e Arman lo aspettavano per mangiare. si infilò una maglia e salì al piano superiore dove un intenso odore di the nero e carne bruciacchiata permeava ogni cosa. gli pareva impossibile essere a tavola con due perfetti sconosciuti ma così intimi nella loro smisurata gentilezza. mangió di gusto parlottando con i due padroni di casa, dallo stesso viso solcato e stesso sguardo profondo di un marrone color ebano. ogni mobile della casa fungeva da trono per innumerevoli statuine di porcellana e oggetti di vetro, posizionati con cura tra i vari utensili da lavoro. era tempo di ripartire se voleva arrivare alla meta. dopo due timidi abbracci di saluto, chiese di poter comprare la bici che aveva scorto prima, se non era troppo malconcia. Arman si offrì di sistemarmela e gliela lasció per poche lire, regalando un ulteriore sorriso a Tony che si vide inoltre montato un porta pacchi per la sua tenda, altrimenti avrebbe perso le vertebre una ad una lungo la strada. si rimise in cammino, stavolta il tragitto era più breve e c'era tanta nuova energia da regalare alla strada.

domenica 7 agosto 2016

Timisoara

secondo giorno? il tempo è dilatato lungo la strada, riempita dalle immagini e dai pensieri. Tony viaggiava non del tutto comodo sul suo sedile posto finestrino, con gli occhi mai chiusi per non perdersi nemmeno un dettaglio, una virgola di questa avventura feroce e meravigliosa. il pachiderma a quattro ruote viaggiava da qualche mezz'ora nel cuore della notte, gremito di persone segnate dalla fatica. la moquette pruriginosa su cui poggiavano i suoi capelli trasudava un odore acre, mischiato a zaffate di deodorante di bassa qualità che ormai permeava ogni narice. le fibre del suo corpo erano ancora stanche, invase da un attività senza sosta. d'improvviso si sentì sfiorare un braccio. Una mano che aveva visto primavere e calore migliori. a fianco a se un' anziana signora gli aveva appena borbottato quella che dal tono pareva una domanda, formulata in un idioma a lui sconosciuto. giustificó l'incomprensione con qualche parola in lingua universale, espressa piuttosto male: sapeva parlarlo molto meglio l'inglese, ma quando capiva che dall'altra parte l'interlocutore avrebbe avuto difficoltà ad ogni modo, gli veniva spontaneo mettersi al suo livello per un istinto di timore reverenziale. in fondo, non era un atto di solidarietà seppur difettoso? stavolta però non era necessario. Ielena rispose in modo pimpante, voleva tranquillamente sapere che ore erano sbirciando verso l'orologio nero di Tony. Ielena viaggiava per i settanta, il viso bruciacchiato raccontava tanta vita: dopo una breve vacanza tornava a casa, nella fattoria dove suo fratello allevava maiali e lei cucinava sapone. E tu? Tony rispose che era in viaggio, per farlo e viverlo, assaporandone ogni istante, senza meta e senza pretese come tutti i non lo so che si era sentito dire in vita sua. Ielena sorrise a guancia piena, pochi denti ancora in bocca e alcuni di essi colorati di metallo prezioso. si offrì di ospitarlo per la notte e la mattina seguente dato che sarebbero arrivati tardi e con il classico tutto chiuso, e non era consigliabile per Tony gettare il suo accampamento per strada. accettó quasi subito, senza superare nemmeno tre pensieri per dire di no. a questo punto chiuse gli occhi sorridendo a sua volta. si risvegliò nella piazza. scese. faceva quasi freddo, dentro e fuori di se. un furgone bianco attendeva lui e la sua nuova amica, a cui portó la grossa valigia in segno di affetto. tutto perfetto. si ripartiva ancora una volta per il racconto di un passato migliore.

Zagabria

primo giorno, primo treno. con le palpebre ancora spappolate dai kilometri dei giorni precedenti, perché in fondo questo viaggio per Tony era già cominciato da qualche tempo. nottetempo. tutto scorre inesorabile, senza messa a fuoco. era partito. 
dormire ed essere ancora più stanco. fissare gli individui attorno a lui con la preoccupazione di essere scoperto. tutto scorre infallibile. nessuno specchio sul mondo. una manciata di fumo nelle mani che ne insaporiva le dita. tutto scorre inqualificabile. tutto si sente possibile. parole di echi lontani.
arrivato. solo. e adesso. adesso va tutto bene, si scrive il sentiero. perché in fondo ci si era solo persi di vista. è tutto vero. nella cura delle proprie speranze. un giorno tutto questo sarà tuo. ma adesso no, tra poco si riparte.

lunedì 1 agosto 2016

controguerra.

Tony Flash scivola come le nuvole di notte. senza direzione, guidato dal sibilo del vento ad un passo dalla luna. passa veloce sul ciglio del mondo, disattento. Tony Flash pedala con l'istinto caricato nel sangue che brucia a pieno regime lungo le gambe nervose. quanto amore andò sprecato, amando e disanimando. Tony si sforzava di ricordare piano, con la fronte imperlata di sudore, di quel giorno in vacanza coi suoi, sulle strade che salivano la Corsica, l'odore di pino e di caldo e quella canzone che gli piaceva tanto, cosi tanto da voler ascoltare solo quella e costringere suo padre a rischiacciare il pulsante del mangiacassette una volta finita per farla ripartire. una sensazione di meraviglia, un dolce denso portato alla bocca e assaporato lentamente. Tony cercava spesso qualcuno con cui parlare, un confessore ideale che non lo giudicasse per i suoi errori di sintassi, spero era nervoso e si dimenticava le costruzioni delle frasi. "prendere una scelta, fare una decisione" esclamava spesso, vergognandosi un momento subito dopo per lo sbaglio, anche se rendeva maggiormente il senso piu di quanto si potesse immaginare. Tony cercava un' alleanza, un controcanto. Tony Flash suonava una vita disteso a guardare le foglie sussurrare, a chiudere gli occhi, in un eterno esercizio per la bara. A sognare con la testa all'insu, una vita di stagioni sicure, e del padre e della madre di azioni del caso e dell'orgoglio.

mercoledì 27 luglio 2016

Onironautica.

Il Signor V. cammina nel mare. gli occhi aperti. a metà tra il fondo e la superficie, su di un invisibile sentiero liquido. intorno a se un bagno di luce fioca filtrato dalle onde che sussurrano piano suoni in lontananza. sente il fresco sulla pelle, tra le dita dei piedi. lo accarezza piano. non c’è paura ne movimento. una sensazione di volo.lento. Il Signor V. può respirare. un odore chiaro, un profumo quasi caldo, intenso. un battito in gola. tutto è limpido. nello specchio spalancato del cielo. una musica di silenzio. chi ritorna sui suoi passi dopo aver ballato sul palco dove nessuno balla?

lunedì 18 luglio 2016

flamingoes.

Tony Flash viaggiava di rado, ma sempre con estrema intensità. veleggiava lungo le strade della città con passo dinoccolato, un po curvo con la schiena ma sempre con lo sguardo in alto, come nella sua storia di vita. mescolava spesso i colori intorno a se, pur non perdendo ogni singolo segnale che l'esterno sembrava volergli presentare, quasi come dovesse stringere la mano ai palazzi, alle lingue di vento, ai km in autostrada e ai disegni fatti col dito sui finestrini, all'ansia che ti stringe piano ai fianchi perchè non sai mai se puoi buttare la sigaretta per terra, agli specchi dove guardarsi lungo i marciapiedi che ti ricordano che forse casa non è così brutta e che ti manca tua madre e che vorresti abbracciarla più spesso e dirle che le vuoi bene anche se durante il resto dei giorni passi il tempo a non pensarci. la musica nelle orecchie sempre al volume più alto possibile, altrimenti non la senti. quella sensazione di caldo quando ti tocchi la fronte e stropicci le labbra per sentire il brivido, con le dita che sfiorano la barba che non hai mai avuto sperando di renderla più folta. perennemente in ritardo. come quando arrivi nella tua via e vorresti trovare parcheggio subito, senza dover girare per mezzore e doverti svegliare presto la mattina dopo per andare a lavoro, perché lo sai che probabilmente non ti piacerà e ti dovrai di nuovo accontentare di fumare appena sveglio a stomaco vuoto mentre guidi e non ti soffermi su niente. ci speri così tanto che vada tutto bene che le unghie si affossano nei palmi, i tendini tirano e ti sembra di perdere forza. forse domani laverai le lenzuola per non sentirne più il sapore. della vita che fu e che sarà. del tempo che passa e la felicità.