mercoledì 31 agosto 2016

Verano.

Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.


domenica 14 agosto 2016

Odessa

adesso. Odessa. un altro porto, un altro mare. gemellato con il suo mare di origine. sembra quasi di sentire il profumo di casa. la casa che assaporerai tra poco. non c'è voglia di fare molto qui, solo di camminare e perdersi tra le vie e le scalinate, perché soltanto perdendosi è possibile ritrovarsi.
il mio nome é Tony Flash e sono un viaggiatore, un sopravvissuto, un osservatore, un approdo sincero. ho abbracciato l'asfalto, baciato le lacrime, esplorato le caverne dell'anima, estruso pensieri, balbettato parole, unito sguardi ma soprattutto avverato profezie. ora sono alla fine di questo piccolo viaggio dentro e fuori di me, e posso parlare in prima persona. perché anche se sono lo stesso di sempre, sono diverso. ho la forza di lottare, di amare, di soffrire e di abbracciare ancora. sono l'acqua calda sulle mani dopo una giornata di Dicembre, sono il soffio di vento che ti accarezza la schiena quando viene l'autunno, sono un morso di mela fresca appena sveglio al mattino. ora sono pronto per tornare, e non perderò di vista più nulla. mi romperò il braccio tendendoti la mano. perché questo é quello per cui sono qui e vivo. torniamo a casa Tony, torniamo a casa!

sabato 13 agosto 2016

Sevastopol

la città federale. la città che sorride piangendo. Tony invece sorrideva e basta. non appena messo piede sulla ventosa terraferma venne dirottato al controllo sbarchi, dove contrattando alacremente con le pattuglie di polizia di due stati differenti riuscì a strappare la gentile concessione di poter passeggiare in Crimea per un giorno intero. poi se ne sarebbe dovuto andare, e alla veloce anche. poco male si disse, non ho più di un giorno da dedicarvi, basta e avanza. rifocillato dalla scorpacciata di mare della notte prima percepiva grande potenza dentro di se, energia pura da spendere sui passi collinari che sovrastavano l'imponente golfo davanti ai suoi occhi. la schiena era sciolta, il collo non gli dava più noia. era un elastico pronto ad essere scoccato verso le nuvole. si incamminò spavaldo verso il centro, dove si fermò a mangiare una pasta sorseggiando un fortissimo caffè nero e girandosi la millesima sigaretta, che gli impregnò la bocca di un fumo denso e furioso, levando alle sue labbra un po' di giovinezza e ingenuità. la gente lo fissava guardinga, ma non gli interessava, avrebbe potuto ballare in mezzo alle strade senza curarsi del giudizio di nessuno. quanta forza. si specchiò per caso su di una vetrina: i capelli legati, la pelle della faccia color cioccolata, la barba stropicciata. era cambiato di nuovo, tanto nel giro di poco tempo ma soprattutto per l'ennesima volta. una nuova consapevolezza si faceva spazio dentro il suo petto. salì per le stradine che portavano sulle alture quasi correndo, quasi saltellando. euforia. euforia pura. arrivato in cima scelse il fazzoletto d'erba con la vista migliore, lontano da tutto e tutti. scardinò lo zaino dalle spalle con un tonfo, liberato dal peso si sentì così leggero che quasi poteva planare in cielo. si distese appena per farsi irradiare dal timido sole che faceva capolino sopra la sua testa, per poi risalire e abbracciare le sue ginocchia sedute e contemplare la grandiosità davanti a se: il mare a perdita d'occhio, un'enorme lacrima caduta milioni di anni fa. uno stormo di uccelli lanciati come coriandoli volteggiava sfruttando le correnti ascensionali. chiuse gli occhi ed era uno di loro. sorvolò le navi che sbuffavano in un frenetico via vai tra le cale artificiali, controllate dagli argani di metallo colorati di un blu intenso. proseguì seguendo i suoi compagni verso sud, verso l'orizzonte, verso l'infinito. la sensazione di appagamento era micidiale, una fragorosa gioia interiore. aveva deciso. quello sarebbe stato il punto più estremo dove si sarebbe spinto. era giusto così, era stupendo così. rimase in contemplazione fino all'imbrunire, fino a che non sentì i brividi lungo le braccia dati dalla notte che si apprestava a permeare tutto. contando le luci che comparivano ovunque d'improvviso, si rimise in piedi. un ultimo sguardo, un ultimo sorriso con gli occhi. il viaggio si sarebbe concluso a Nord. un ultima tappa, un ultima strada. e poi quella più bella: la strada verso casa. moriva dalla voglia di sapere chi avrebbe trovato al suo ritorno, chi lo stava aspettando. aspettami, sto arrivando.

venerdì 12 agosto 2016

Mar Nero

Tony ripeteva fra se e se: mai più provare ad insegnare a giocare a cirulla ad uno straniero. il bar della nave era poco affollato, solo alcuni avventori dall'età incerta che sorseggiavano alcolici dai loro piccoli bicchieri di vetro spesso. il pachiderma marino proseguiva costante lungo la rotta, costante come uno sguardo che si incrocia con gli occhi di chi vorresti conoscere. Tony si era sistemato sul retro del ponte su di una sdraio impastata di salsedine, per osservare al meglio i possenti motori dell' elefante di mare che amalgamano l'acqua nera in una soffice schiuma incolore: quante volte aveva sognato di potersi tuffare da lassù, in mare aperto, e restare ad osservare dal basso la nave che scivola via e lo lascia lì, in balia degli aghi che lo trafiggono di freddo e l'ansia di dover restare in superficie, ma in un dolce lasciarsi andare cercando imperterrito la spada del sole. la sua anima colma di ricordi volò di rientro dentro al suo corpo rimasto appoggiato alla banchina umida. ancora qualche ora e sarebbe arrivato al giro di boa, dove avrebbe dovuto decidere la direzione da prendere. nei suoi timpani vibrava una canzone dei Balmorhea che lo cullava mentre cercava di imprimere nell'iride l'immensità del cielo sopra di lui. una bellezza devastante. unica. amava pensare che tramite lo spazio infinito delle stelle potesse mettersi in contatto con gli affetti e gli amori lontani, bastava solo sforzarsi un pochino. una lunga bobina di diapositive di volti, di gesti, di ricordi gli passò fulminea davanti, mentre chiudeva gli occhi e gridava amore a bocca chiusa, con il petto spalancato verso quel meraviglioso specchio di infinito. infinito, infinito silenzio.

mercoledì 10 agosto 2016

Constanta

una delle cose più affascinanti del viaggiare nell'est è che si può fumare nei pullman. e non che ci sia l'obbligo di tenere i finestrini aperti. la quantità di sigarette che può fumare un uomo seduto su un mezzo in movimento con mezza faccia spiaccicata sul finestrino è inimmaginabile: Tony aveva praticamente quasi già finito la sua tasca di tabacco comprata due giorni prima e teoricamente non sarebbe dovuta andare così. avrebbe dovuto planare verso il Mar Nero a bordo della sua "nuova" due ruote, ma bastarono cento km, cento fottutissimi km per sfracellare il cambio definitivamente e doverla spingere fino al centro abitato più vicino. i calli delle sue mani avevano preso sembianze strane, come delle piccole unghie di forma collinare che si facevano strada tra il palmo e l'attaccatura delle sue dita, sbucando una vicina all'altra comandate da una strana simmetria. raggiunta la stazione dei bus, abbandonò la bicicletta di Arman sul ciglio della strada dandole un ultima pacca sul telaio come per ringraziarla e sperare che potesse trovare più fortuna tra le gambe di un nuovo possessore. l'autobus per Costanza era maledettamemte colmo di gente, tutta stipata sui soliti sedili sudati, come le cartucce nel caricatore di un mitra. Tony aveva poca voglia di interagire con chicchessia, quindi si infilò le cuffie e dormì ad occhi aperti per quell'ora e mezza e scarsa che lo separava da destinazione, cronometrando la polvere che volava via impazzita dietro di lui dalla penultima fila prima del vetro posteriore. ad attenderlo in centro città c'era Stefan, amico polacco conosciuto in Svezia che era lì per un meeting internazionale di studenti delle università europee. Tony si scusò per il ritardo e raccontò brevemente le tappe del suo viaggio e delle lingue d'asfalto macinate fino a quel momento. Stefan era visibilmente contento ed incuriosito e si offrì di accompagnarlo verso il porto, aveva ancora qualche ora di tempo prima di tornare a lavoro ed era desideroso di abbracciare Tony prima dell'imbarco orientale. i due si avviarono per le spiagge colmi di turisti reduci dalle terme: più che spiagge si potevano descrivere come delle immense distese di cemento sbriciolato in milioni di minuscole pietroline che sporcavano indelebilmente i piedi e si facevano accarezzare dalle lievi onde del mare, conferendo alla battigia una strana consistenza salmastra e informe. dopo aver messo sotto i denti un panino con all'interno ingredienti indefiniti e aver inaffiato il tutto con una birra frizzante, virarono verso il terminal degli imbarchi, talvolta chiacchierando ancora talvolta restando in silenzio, influenzati da quel lieve imbarazzo di due persone che non si vedono da cinque anni ed è anche giusto che non sappiano cosa dirsi. si strinsero la schiena forte e si salutarono con un sorriso sincero, più con gli occhi che con le labbra. Tony era di nuovo solo e stava per affrontare la parte più intensa e potente del viaggio: il mare aperto. si aggiustò lo zaino sulle spalle e si incamminò per salire sul cargo. l'aria era condita di frenesia. si stava bene. la meta era vicina ed era tutto estremamente, estremamente bello.

martedì 9 agosto 2016

Bucharest

Tony si alzò dallo sprofondante giaciglio dove aveva provato a dormire imperterrito, senza troppo risultato. la taverna di Ielena e del fratello (Arman il suo nome; era importante ricordarsi i nomi delle persone da lui incontrate, per sfatare il mito che non funzionassero più) odorava di liquori, probabilmente un tempo quella stanza era teatro di distillazioni e risate, ma adesso era diventata luogo di raccolta di ricordi e cimeli, ma soprattutto molte coperte. eravamo poco fuori Bucarest, ma l'aria era pungente come se fossimo in piena Transinistria. la fattoria solitaria si perdeva in mezzo al nulla, confusa nel grigio di una terra malinconica. Tony sentì bussare alla porta, mentre si era incantato ad osservare una vecchia bici da corsa sospesa sul soffitto: Ielena e Arman lo aspettavano per mangiare. si infilò una maglia e salì al piano superiore dove un intenso odore di the nero e carne bruciacchiata permeava ogni cosa. gli pareva impossibile essere a tavola con due perfetti sconosciuti ma così intimi nella loro smisurata gentilezza. mangió di gusto parlottando con i due padroni di casa, dallo stesso viso solcato e stesso sguardo profondo di un marrone color ebano. ogni mobile della casa fungeva da trono per innumerevoli statuine di porcellana e oggetti di vetro, posizionati con cura tra i vari utensili da lavoro. era tempo di ripartire se voleva arrivare alla meta. dopo due timidi abbracci di saluto, chiese di poter comprare la bici che aveva scorto prima, se non era troppo malconcia. Arman si offrì di sistemarmela e gliela lasció per poche lire, regalando un ulteriore sorriso a Tony che si vide inoltre montato un porta pacchi per la sua tenda, altrimenti avrebbe perso le vertebre una ad una lungo la strada. si rimise in cammino, stavolta il tragitto era più breve e c'era tanta nuova energia da regalare alla strada.

domenica 7 agosto 2016

Timisoara

secondo giorno? il tempo è dilatato lungo la strada, riempita dalle immagini e dai pensieri. Tony viaggiava non del tutto comodo sul suo sedile posto finestrino, con gli occhi mai chiusi per non perdersi nemmeno un dettaglio, una virgola di questa avventura feroce e meravigliosa. il pachiderma a quattro ruote viaggiava da qualche mezz'ora nel cuore della notte, gremito di persone segnate dalla fatica. la moquette pruriginosa su cui poggiavano i suoi capelli trasudava un odore acre, mischiato a zaffate di deodorante di bassa qualità che ormai permeava ogni narice. le fibre del suo corpo erano ancora stanche, invase da un attività senza sosta. d'improvviso si sentì sfiorare un braccio. Una mano che aveva visto primavere e calore migliori. a fianco a se un' anziana signora gli aveva appena borbottato quella che dal tono pareva una domanda, formulata in un idioma a lui sconosciuto. giustificó l'incomprensione con qualche parola in lingua universale, espressa piuttosto male: sapeva parlarlo molto meglio l'inglese, ma quando capiva che dall'altra parte l'interlocutore avrebbe avuto difficoltà ad ogni modo, gli veniva spontaneo mettersi al suo livello per un istinto di timore reverenziale. in fondo, non era un atto di solidarietà seppur difettoso? stavolta però non era necessario. Ielena rispose in modo pimpante, voleva tranquillamente sapere che ore erano sbirciando verso l'orologio nero di Tony. Ielena viaggiava per i settanta, il viso bruciacchiato raccontava tanta vita: dopo una breve vacanza tornava a casa, nella fattoria dove suo fratello allevava maiali e lei cucinava sapone. E tu? Tony rispose che era in viaggio, per farlo e viverlo, assaporandone ogni istante, senza meta e senza pretese come tutti i non lo so che si era sentito dire in vita sua. Ielena sorrise a guancia piena, pochi denti ancora in bocca e alcuni di essi colorati di metallo prezioso. si offrì di ospitarlo per la notte e la mattina seguente dato che sarebbero arrivati tardi e con il classico tutto chiuso, e non era consigliabile per Tony gettare il suo accampamento per strada. accettó quasi subito, senza superare nemmeno tre pensieri per dire di no. a questo punto chiuse gli occhi sorridendo a sua volta. si risvegliò nella piazza. scese. faceva quasi freddo, dentro e fuori di se. un furgone bianco attendeva lui e la sua nuova amica, a cui portó la grossa valigia in segno di affetto. tutto perfetto. si ripartiva ancora una volta per il racconto di un passato migliore.

Zagabria

primo giorno, primo treno. con le palpebre ancora spappolate dai kilometri dei giorni precedenti, perché in fondo questo viaggio per Tony era già cominciato da qualche tempo. nottetempo. tutto scorre inesorabile, senza messa a fuoco. era partito. 
dormire ed essere ancora più stanco. fissare gli individui attorno a lui con la preoccupazione di essere scoperto. tutto scorre infallibile. nessuno specchio sul mondo. una manciata di fumo nelle mani che ne insaporiva le dita. tutto scorre inqualificabile. tutto si sente possibile. parole di echi lontani.
arrivato. solo. e adesso. adesso va tutto bene, si scrive il sentiero. perché in fondo ci si era solo persi di vista. è tutto vero. nella cura delle proprie speranze. un giorno tutto questo sarà tuo. ma adesso no, tra poco si riparte.

lunedì 1 agosto 2016

controguerra.

Tony Flash scivola come le nuvole di notte. senza direzione, guidato dal sibilo del vento ad un passo dalla luna. passa veloce sul ciglio del mondo, disattento. Tony Flash pedala con l'istinto caricato nel sangue che brucia a pieno regime lungo le gambe nervose. quanto amore andò sprecato, amando e disanimando. Tony si sforzava di ricordare piano, con la fronte imperlata di sudore, di quel giorno in vacanza coi suoi, sulle strade che salivano la Corsica, l'odore di pino e di caldo e quella canzone che gli piaceva tanto, cosi tanto da voler ascoltare solo quella e costringere suo padre a rischiacciare il pulsante del mangiacassette una volta finita per farla ripartire. una sensazione di meraviglia, un dolce denso portato alla bocca e assaporato lentamente. Tony cercava spesso qualcuno con cui parlare, un confessore ideale che non lo giudicasse per i suoi errori di sintassi, spero era nervoso e si dimenticava le costruzioni delle frasi. "prendere una scelta, fare una decisione" esclamava spesso, vergognandosi un momento subito dopo per lo sbaglio, anche se rendeva maggiormente il senso piu di quanto si potesse immaginare. Tony cercava un' alleanza, un controcanto. Tony Flash suonava una vita disteso a guardare le foglie sussurrare, a chiudere gli occhi, in un eterno esercizio per la bara. A sognare con la testa all'insu, una vita di stagioni sicure, e del padre e della madre di azioni del caso e dell'orgoglio.