venerdì 12 agosto 2016
Mar Nero
Tony ripeteva fra se e se: mai più provare ad insegnare a giocare a cirulla ad uno straniero. il bar della nave era poco affollato, solo alcuni avventori dall'età incerta che sorseggiavano alcolici dai loro piccoli bicchieri di vetro spesso. il pachiderma marino proseguiva costante lungo la rotta, costante come uno sguardo che si incrocia con gli occhi di chi vorresti conoscere. Tony si era sistemato sul retro del ponte su di una sdraio impastata di salsedine, per osservare al meglio i possenti motori dell' elefante di mare che amalgamano l'acqua nera in una soffice schiuma incolore: quante volte aveva sognato di potersi tuffare da lassù, in mare aperto, e restare ad osservare dal basso la nave che scivola via e lo lascia lì, in balia degli aghi che lo trafiggono di freddo e l'ansia di dover restare in superficie, ma in un dolce lasciarsi andare cercando imperterrito la spada del sole. la sua anima colma di ricordi volò di rientro dentro al suo corpo rimasto appoggiato alla banchina umida. ancora qualche ora e sarebbe arrivato al giro di boa, dove avrebbe dovuto decidere la direzione da prendere. nei suoi timpani vibrava una canzone dei Balmorhea che lo cullava mentre cercava di imprimere nell'iride l'immensità del cielo sopra di lui. una bellezza devastante. unica. amava pensare che tramite lo spazio infinito delle stelle potesse mettersi in contatto con gli affetti e gli amori lontani, bastava solo sforzarsi un pochino. una lunga bobina di diapositive di volti, di gesti, di ricordi gli passò fulminea davanti, mentre chiudeva gli occhi e gridava amore a bocca chiusa, con il petto spalancato verso quel meraviglioso specchio di infinito. infinito, infinito silenzio.
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