una luce fioca proveniva dalla lampada alle sue spalle. un'ombra sull'aria accarezzava quel letto un po stropicciato da una notte agitata. Il signor V. si trovava nella stanza. solo. i piedi scoperti, infreddoliti da quella sensazione di vuoto che permeava lo spazio intorno a se. solo un brivido di volta in volta rompeva quel torpore insano, che lo rendeva ancora più stanco. gli occhi pesanti prudevano ma non accennavano a chiudersi. sarebbe stato troppo semplice. abbandonarsi all'ennesima insonnia di pensieri. privo di sogni con cui poter viaggiare. astenersi dalle aspettative, cattive consigliere del solito discorso che ogni qual volta ti senti perso ti trovi ad impostare con quella parte di te che viene fuori quando sai già che non c'è nessuno con cui parlare, anche se alla fine in fondo è meglio cosi. non si condivide quello che non si conosce, non si condivide quello che non sai di te stesso. perchè riempiresti il vuoto con una miscela informe di parole e pensieri altrui, che non ti appartengono.
Con un gesto sofferto e affaticato, si rinchiuse sotto le coperte. un piacevole tepore copriva ora la punta delle sue dita la in fondo. copriva tutto. anche il silenzio del mondo.