giovedì 27 ottobre 2016

9 cose.

in principio era uno.
le pareti asciutte, i mattoni lisci e perfettamente levigati dal tempo. luce piena, di medioriente. il giardino d'inverno dove perdere i sensi nella gentilezza dell'oblio. nessuna interferenza, nessuna distrazione. solo il tempo infinito di prendere coscienza di se, accarezzando i petali di un fiore raro.

poi furono due.
donare la chiave per accedere. all'amore più recondito e incontaminato. le mani si incontrano, i passi si sviluppano all'unisono, nel silenzio di un sorriso che urla di emozione.

diventarono tre.
l'indecisione. la sfiducia. il tradimento. senza ormai tornare indietro, la strada si è persa inesorabile, nel fastidio di aver respirato ancora l'ebrezza di un incontro.

le quattro.
a te si. a me no.

arrivarono a cinque.
cinque domande. un miliardo di risposte.

vennero sei.
la perfezione di un numero. la forza e la magia. l'unità e la malattia.

crebbero sette e otto.
sprecare. ferire e incassare.

9 cose.
demoni diversi, sembianze di cavalieri. oscuri diavoli dal volto racchiuso nel metallo. impersonificarli tutti, nella frenesia dell'odio che distrugge la materia. uccidere e ricominciare. liquido denso. nell'eterna pornocrazia del ritorno.
felicità. nove cose.

domenica 16 ottobre 2016

Intervalli.

il mezzo.
l'intervallo dove cercare la ragione. la comprensione. l'aspettativa. la soluzione. la domanda. la disperazione.
gli intervalli si susseguono. quadrati. è una scacchiera. è una partita che si gioca contro un umore labile.
perdita dei sensi. una boccata di troppo, nel mondo parallelo. Tony si trovava disteso sul prato, sotto la pioggia. a contare ogni minimo cristallo liquido che si adagiava inesorabile. contare gli intervalli. per sapere quando continuare a perdersi o ritornare a tornare.

giovedì 6 ottobre 2016

aMARE.

ci sono luoghi senza un dove. luoghi in una direzione a memoria, fatta solo di piccole finestre sul mondo e nulla più. immagini lucide, in un contorno a cui non dare importanza. fino a che non arrivi li. una magia. la voce si perde nel suono della perfezione. è silenzio permeato. è profondo blu mischiato nel cielo, nella luce calda del sole che accarezza.
ci sono sempre gli occhi di mezzo. il viaggio parte da lontano, poi si fa più vicino. come un sorriso che si accende piano piano. camminiamo.
ci sono sempre i passi di mezzo. tre avanti e sei indietro. è una danza, è un bolero.
un tuffo in acqua, stare a galla stando fermi col sapore del sale sulla faccia.
ci sono sempre le mani di mezzo. mani che scuotono, che sentono, che proteggono.
l'abbraccio dell'infinito, del senza tempo, del non, dell'ancora.
solo, Tony restava li fluttuando nell'incanto di una pace liquida, sentendosi parte estesa di essa.
una carica rigenerante invadeva le sue membra, pronte ad esplodere di nuovo nell'euforia di una corsa in apnea, fino a chiudere ogni cosa.
ci sono sempre i pensieri di mezzo. nel viale del ritorno. nel tempo per partire quando ritornerà il tempo. nell'odio di un'attesa, nella non tranquillità di un non è ancora abbastanza.
aprire le braccia e spiccare il volo. nel mare cosi bello che non la smette di farsi guardare.