martedì 18 aprile 2017

tuono sul mare.

"che cosa è casa senza le strade che conosci?" disse il nomade del mare.
la piccola barca di legno scuro oscillava a rallentatore sulle piccole onde create dal vento.
il cielo aveva mescolato ogni nuvola creando una tempera di colore indefinito, chiaro e terso.
Tony stava seduto sulla chiglia del gozzo, le gambe a penzoloni che toccavano saltuariamente la superficie dell'acqua, come quelle di un burattino mosso da fili invisibili.
il nomade restava dietro, in piedi, remando piano come scandito da un metronomo dilatato, infinito.
la contemplazione durava già da parecchie ore. le palpebre restavano aperte per non perdere nemmeno un attimo di quella sacra attesa. Tony posò i palmi delle mani sul bordo grezzo e con uno slancio si gettò in acqua. il mare aperto è più freddo di quello di scogliera, più denso e cerebrale.
più facile abbandonarsi alle sue spire fluide e scendere in profondità, dove il nero ingloba ogni cosa, dove sussurra il silenzio. scendere giù, nelle viscere amniotiche che annientano i sensi.
e fu proprio in quel momento che accadde.
un fragore di vuoto, veloce e devastante. in un istante l'oscuro si illuminò di luce bianca. l'acqua si fece elettricità, un gelido fuoco liquido pervase ogni singolo poro, bruciando come ghiaccio secco sulla pelle. il fiato si fece sordo, l'orecchio reso afono perse la voce nell'oblio. i ricordi presero a scorrere di getto cancellandosi temporaneamente.
il fulmine elettrico perforò le cornee voltate al contrario, lasciando le membra grevi e immobili. un sottile soffio di fumo iniziò a levarsi dalla schiena rigida, permeando le correnti sottomarine ormai in stasi.
riemerse.
poteva galleggiare senza trattenere aria in corpo, fuso in un tutt'uno con l'oceano.
sentirai.
il rombo dei sette mari propagarsi da levante a ponente.
sentirai.
il palmo della mano sfiorarne lo specchio.
sentirai.
il vento di sale insabbiarti i capelli e inumidirti il palato.
la mia forza si irradia verso i punti cardinali, apolide.
la mia velocità lascia il profumo di un glicine a maggio.
anche se distante mi puoi percepire, quasi toccare.
come piombo colpì l'orizzonte il tuono sul mare.


Nessun commento:

Posta un commento