domenica 27 novembre 2011

L'uomo che comprava il tempo

il ponte di pietra che il Signor V. stava percorrendo sarà stato non più largo del palmo di una mano. intorno a lui uno spazio infinito, vuoto. l'aria tiepida feriva i suoi occhi come un'unghia affilata, le guance rigate da lacrime salate prudevano per via della strana temperatura che si respirava. il precipizio infinito sotto quei pochi lembi di roccia che stava calpestando provocava in lui potenti vertigini che lo inducevano a tossire conati di vomito interrotti. non riusciva a smettere di fissare il fiume di sabbia che scorreva impetuoso nella gola formata dalle due pareti rocciose, figlio della cascata che crollava dall'alto della montagna, colorata di rosso dal bagliore del sole al tramonto. un rumore fastidioso permeava il suo udito, unione di un soffio fitto e denso e di un milione di diapason all'unisono.
giunse alla fine del ponte. la meta era più vicina che mai.
incavata nella roccia, una piccola porticina di legno lo divideva dal momento che tanto a lungo aveva sognato di vivere.
pose la mano sulla porta. il legno marcio gli macchiò i polpastrelli indelebilmente. quello era il segno che non sarebbe più potuto tornare una seconda volta.
entrò e la richiuse dietro di se. in un attimo ogni rumore, ogni odore, ogni sensazione sulla pelle scomparve. buio. dall'alto una miriade di pendoli oscillava lentamente, tracciando linee argentate nell'oscurità.
di fronte a lui, seduto e immobile, c'era l'uomo che vendeva il tempo.

"sei qui per comprare il tempo" disse.
il Signor V. annui.
"dimmi perchè vuoi comprare il tempo."
"voglio tornare al tempo che fu." rispose con voce ferma. "voglio tornare a sentire quei profumi. quel caldo sapore sulle mie labbra. pelle di pesca e iride color castagno, ancora una volta, una sola. ho una cosa che devo fare"

"ne morirai lo sai?"
"si"
"e sia. vieni con me"

uscirono dalla porta. il Signor V. mise le punte dei piedi sull'orlo del baratro. la sabbia lo aspettava affamata e implacabile.

"gettati."

e si gettò. tutto d'un fiato. in mente uno scorrere imperterrito di immagini. di ricordi. indelebili. pronti ad essere ricolorati forse? sparì inghiottito in quell'oceano ruvido, soffocato in gola dai granelli dorati.

il tempo era stato comprato.

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