il tema della giornata era il ricordo.
il Signor V. si era preparato a quella discussione con meticolosità, per ben 3 giorni era rimasto a pensare a che cosa significasse per lui il ricordo. e finalmente era arrivato ad una conclusione, forse temporanea forse definitiva, chi lo sa.
il ricordo è la rovina dell'uomo. scorrere il passato. leggerlo. interpretarlo con nuovi occhi. tutto questo porta inevitabilmente alla distruzione. i ricordi sono inutili, sono nocivi, sono velenosi, in qualsiasi loro forma. se sono belli rilasciano una breve sensazione di tepore al cuore, che dura impercettibilmente per pochi secondi, per poi scomparire nel vuoto, nel nero dentro di sè, lasciando spazio al rimpianto, che gonfia e sale, sale fino in gola, sporcando la lingua di inchiostro amaro, con quel gusto di acido di chi ha tanto freddo ma è obbligato a dormire coi piedi fuori dalle coperte. se sono brutti creano il rimorso, che gonfia il sangue nelle vene, pizzica le dita delle mani e fa prudere le tempie, per sempre.
i ricordi vanno distrutti, vanno dilaniati, fatti a brandelli, rovinati, bruciati, spezzati e dati in pasto, ancora grondanti di sangue, a lupi affamati. il passato va cancellato. tutto. non deve esistere più niente. solo l'esperienza acquisita e la consapevolezza che non si esiste più per come si era. non esisti più, non sei piu nulla, non devi significare più nulla. basta.
guardare al passato è la peggior tortura a cui l'uomo è sottoposto, ma per fortuna ci è stata data libertà di scelta. il Signor V. ha chiuso con il passato, i sassolini sono sbriciolati, diventati polvere. le lacrime segnano per l'ultima volta il viso, sigillando il contratto per il quale non si può più tornare indietro.
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