Teeria. la città del purgatorio. ai piedi della salvezza. sull'orlo della corrosione. il Signor V. vi si trovò improvvisamente catapultato, in un battito di ciglia. un odore sintetico permeava l'aria, densa di fumi incolore. una nebbia permeabile. impercettibile. una schiera di sagome intorno a lui. facce bianche, tonde, glabre oscillavano stereotipando movimenti nella coltre tossica. poteva avvertirne i pensieri. poteva leggere le loro menti. e predire ogni cosa. un forte calore lo pervase dall'interno. il petto traboccava di potere. lui sapeva. tutto. con la sola parola poteva modificare l'esistenza di ognuno di loro.
un arbitrio incommensurabile nelle sue mani.
ma decise di attendere il momento propizio, lo zenit che sapeva sarebbe arrivato. i palmi delle sue mani erano sporchi e intrisi di crema nera cristallizzata sulle rughe dei suoi polpastrelli. e rimase li. con un tremore all'occhio destro. un fastidioso prurito. che non poteva alleviare stropicciandolo con le sue dita affusolate. troppa sporcizia. forte rischio di contaminazione.
la profezia aveva parlato chiaro. tempo al tempo. necessitava solo un attesa, indefinita. ma presto o tardi sarebbe arrivata.
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